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Gli ETP

Gli ETP (Exchange-Traded Products) sono una categoria più ampia di strumenti che comprende gli ETF, ma anche altri prodotti negoziati in borsa come ETN ed ETC: si differenziano per la loro struttura legale, per il rischio di controparte e per la tassazione.

ETF & StrumentiLettura 22 minAggiornato a luglio 2026

In sintesi

  • ETF, ETN, ETC: nomi simili, involucri diversi — fondo con patrimonio separato oppure titolo di debito.
  • La domanda chiave: cosa possiedo davvero se l'emittente fallisce?
  • Per l'oro, lo standard di mercato è l'ETC garantito da metallo fisico depositato in caveau.
  • ETF (Exchange-Traded Fund): sono fondi negoziati in borsa che cercano di replicare le prestazioni di un indice di mercato o di un gruppo di attività. Essi consentono agli investitori di avere un’esposizione a un’ampia gamma di mercati e attività, fornendo un’alternativa ai fondi comuni di investimento.
  • ETN (Exchange-Traded Note): questi prodotti sono simili agli ETF, ma invece di possedere un portafoglio di titoli, forniscono un’esposizione a un indice di riferimento attraverso un contratto di debito emesso da una banca. Gli ETN possono essere più complessi e comportare maggiori rischi rispetto agli ETF.
  • ETC (Exchange-Traded Commodity): questi prodotti forniscono un’esposizione alle materie prime, come ad esempio l’oro, il petrolio o l’argento. Essi possono essere strutturati come fondi negoziati in borsa o come note negoziate in borsa.

Storia degli ETF

Gli ETF (Exchange-Traded Fund) sono prodotti finanziari che hanno origine negli Stati Uniti, dove il primo ETF, chiamato «SPDR» (Standard & Poor’s Depository Receipt), è stato lanciato nel 1993 dalla società State Street Global Advisors. L’idea alla base degli ETF è quella di creare un prodotto che possa essere negoziato come un’azione, ma che replichi l’andamento di un indice o di un paniere di titoli, offrendo quindi un’alternativa agli investitori che desiderano investire in modo diversificato e a basso costo.

Dopo l’introduzione del primo ETF, il mercato ha iniziato a svilupparsi rapidamente. Nel 1996 la società Barclays Global Investors ha lanciato il primo ETF basato sull’indice S&P 500, mentre nel 1998 State Street ha lanciato il primo ETF internazionale basato sull’indice MSCI EAFE (che comprende i mercati azionari di Europa, Asia e Australia). Negli anni successivi il numero di ETF è cresciuto notevolmente, con l’introduzione di prodotti basati su diversi indici e asset class, tra cui obbligazioni, materie prime e valute. Inoltre la struttura degli ETF è stata resa sempre più sofisticata, con l’introduzione di ETF inversi, che consentono di guadagnare quando un indice perde valore, e di ETF a leva, che consentono di amplificare i guadagni e le perdite.

Oggi gli ETF rappresentano un’importante categoria di prodotti finanziari, con un mercato globale che si avvicina ai 10.000 miliardi di dollari. La loro popolarità è dovuta alla loro flessibilità, alla diversificazione che offrono e ai bassi costi di gestione, che li rendono accessibili a un’ampia gamma di investitori.

Che cosa sono gli ETF?

Gli ETF, acronimo di Exchange Traded Funds, sono fondi di investimento che replicano l’andamento di un indice o di un paniere di titoli. Sono negoziati in borsa come le azioni, ma al posto di un singolo titolo rappresentano un portafoglio di attività sottostanti. Gli ETF vengono creati da società di investimento che acquistano i titoli che compongono l’indice di riferimento e li mantengono in un fondo. Gli investitori possono quindi acquistare quote del fondo in borsa, esattamente come fanno con le azioni. In pratica, l’ETF replica l’andamento dell’indice o del paniere di titoli in cui investe.

Gli ETF offrono ai risparmiatori la possibilità di investire in modo efficiente e diversificato, in quanto consentono di accedere a una vasta gamma di mercati e settori a un costo relativamente basso. Inoltre, essendo negoziati in borsa, gli ETF sono altamente liquidi e possono essere acquistati e venduti in qualsiasi momento durante l’orario di mercato.

Gli ETF sono spesso considerati un’alternativa più economica e trasparente ai fondi comuni di investimento, poiché i costi di gestione sono generalmente inferiori e la maggior parte degli ETF ha una politica di trasparenza sui titoli che possiede. Inoltre, poiché gli ETF replicano un indice o un paniere di titoli, l’investitore sa esattamente in cosa sta investendo e quale è l’esposizione del fondo.

Vantaggi e svantaggi degli ETF

Gli ETF hanno numerosi vantaggi, ma anche alcuni svantaggi che vanno valutati prima di decidere se includerli nel proprio portafoglio di investimento.

Vantaggi degli ETF:

  • Diversificazione: gli ETF consentono di investire in un portafoglio diversificato di titoli o di mercati. Anche se un titolo o un mercato dovesse subire un calo di valore, l’impatto sul portafoglio complessivo sarebbe ridotto.
  • Trasparenza: gli ETF sono generalmente molto trasparenti riguardo ai titoli che possiedono; gli investitori sanno esattamente in cosa stanno investendo e quale è l’esposizione del fondo.
  • Liquidità: essendo quotati in borsa, offrono un livello di liquidità in più; possono essere acquistati e venduti in qualsiasi momento durante l’orario di mercato, entrando e uscendo dal mercato in modo rapido ed efficiente.
  • Bassi costi: gli ETF hanno generalmente costi di gestione inferiori rispetto ai fondi comuni di investimento, riducendo i costi complessivi dell’investimento.
  • Flessibilità: consentono di investire in un’ampia gamma di mercati e settori, offrendo maggiore flessibilità nella costruzione del portafoglio.
  • Accesso ai mercati internazionali: consentono di investire in mercati difficili da raggiungere con altri strumenti. Ad esempio, un ETF che replica l’indice Nikkei 225 dà esposizione al mercato azionario giapponese.

Svantaggi degli ETF:

  • Commissioni di negoziazione: pur avendo costi di gestione bassi, per acquistare e vendere le quote in borsa si pagano commissioni di negoziazione, che possono aumentare i costi complessivi, specie per chi opera con frequenza elevata.
  • Spread: gli ETF hanno un prezzo di offerta e uno di domanda (spread). A volte lo spread può essere ampio, soprattutto per gli ETF su mercati meno liquidi o trasparenti, riducendo il rendimento complessivo dell’investimento.

Come scegliere gli ETP

La scelta degli ETP dipende dalle esigenze e dagli obiettivi dell’investitore. Ecco alcuni fattori da considerare:

  • Scopo dell’investimento: ad esempio, per un’esposizione al mercato azionario globale si potrebbe scegliere un ETF che replichi un indice come il MSCI World Index.
  • Diversificazione: un ETF che replichi un indice ampio riduce il rischio associato all’investimento in singole azioni o obbligazioni.
  • Indice di riferimento: gli ETF seguono un indice specifico; valutarlo aiuta a capire come l’ETF segue l’andamento del mercato o del settore.
  • Livello di rischio: in base alla composizione del portafoglio sottostante, l’ETF va scelto secondo il proprio profilo di rischio e obiettivi.

Come valutare gli ETP

La valutazione degli ETP dipende da alcuni fattori:

  • Costi (TER): costi di gestione annuale, commissioni di acquisto e vendita e altri eventuali costi. Gli ETF che seguono indici ampi hanno costi inferiori rispetto a quelli su indici specializzati.
  • Tipo di replica.
  • Liquidità (spread): capacità dello strumento di essere scambiato facilmente in borsa. Gli ETF ampiamente scambiati hanno maggiore liquidità.
  • Reputazione dell’emittente: scegliere ETF di società affidabili incide su TER, tracking error e liquidità; la reputazione può contare più della dimensione dell’ETF.
  • Struttura dell’ETP: replica fisica o sintetica; valutarla aiuta a capire come viene replicato l’indice.

I costi degli ETP: cos’è il TER

Il TER (Total Expense Ratio) è il costo totale annuo di gestione di un ETF, espresso come percentuale del valore degli asset. Include tutti i costi operativi: gestione, amministrazione, custodia, marketing e distribuzione. È un indicatore importante, perché un TER più alto può ridurre il rendimento nel tempo; in genere gli ETF con TER più bassi offrono rendimenti migliori nel lungo termine. Il TER non include i costi di negoziazione (le commissioni di intermediazione pagate al broker), che variano a seconda del broker e della piattaforma.

Tipi di replica degli ETF

Gli ETF replicano l’andamento di un indice attraverso una di due tecniche: replica fisica e replica sintetica.

  • Replica fisica: implica l’acquisto dei titoli che compongono l’indice sottostante, in proporzione al loro peso. L’ETF possiede fisicamente i titoli e segue l’andamento dell’indice. È il metodo generalmente considerato più sicuro e trasparente, e si suddivide in replica fisica completa e a campionamento.
  • Replica sintetica: l’ETF utilizza strumenti derivati (swap) per replicare l’indice, senza possedere fisicamente i titoli, negoziando un contratto con una banca o controparte. Comporta un rischio di controparte (rischio di sostituzione), spesso mitigato con del collaterale a garanzia. È spesso usata per indici meno liquidi o difficili da replicare fisicamente.

Gli investitori dovrebbero valutare attentamente il tipo di replica e scegliere ETF che utilizzino la replica fisica, o quella sintetica in modo prudente e trasparente, con controparti affidabili e adeguati controlli dei rischi.

Lo spread di negoziazione degli ETF

Lo spread di negoziazione è la differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita di un ETF sul mercato. Uno spread più ampio indica in genere una liquidità inferiore (meno acquirenti e venditori); uno spread più stretto indica maggiore liquidità. Un ETF con spread stretto è più conveniente, perché si può comprare o vendere a un prezzo più vicino al valore netto dell’attivo (NAV); uno spread ampio è meno conveniente, perché si paga di più in acquisto e si riceve meno in vendita.

Il tracking error

Il tracking error è una misura della deviazione tra il rendimento effettivo dell’ETF e quello dell’indice di riferimento che cerca di replicare. Un tracking error più basso indica una maggiore capacità dell’ETF di seguire fedelmente l’indice; uno più alto indica una maggiore discrepanza. Gli investitori lo usano per valutare l’efficacia della replica.

Etf armonizzati e non armonizzati

Gli ETF armonizzati e non armonizzati si differenziano per il livello di regolamentazione e la distribuzione a livello europeo. Gli ETF armonizzati sono regolati dalla normativa europea UCITS, che stabilisce requisiti di diversificazione, liquidità, divulgazione e supervisione a tutela degli investitori: sono quindi strumenti altamente regolamentati e possono essere distribuiti in tutta l’Unione Europea.

Gli ETF non armonizzati non sono regolati dalla normativa UCITS e possono essere emessi da società di qualsiasi Paese al di fuori dell’UE. Possono avere requisiti di sicurezza inferiori e limitazioni alla distribuzione geografica, rappresentando un rischio potenzialmente maggiore. Per chi cerca maggiore sicurezza e standard più elevati, gli ETF armonizzati sono la scelta migliore.

Etf a distribuzione o a capitalizzazione

Gli ETF possono essere a distribuzione o a capitalizzazione, a seconda di come gestiscono i dividendi. Gli ETF a distribuzione distribuiscono i dividendi in denaro: l’investitore riceve un flusso di entrate regolare ma paga le tasse sui dividendi ricevuti. Gli ETF a capitalizzazione reinvestono i dividendi nell’ETF: non c’è flusso di entrate, ma il valore delle quote cresce nel tempo grazie all’interesse composto, e non si pagano tasse sui dividendi finché restano reinvestiti.

La scelta dipende dalle esigenze: chi desidera un flusso regolare può preferire la distribuzione, chi punta alla crescita di lungo termine la capitalizzazione. In ogni caso gli ETF a capitalizzazione non sono privi di rischi e potrebbero non essere adatti a tutti.

Tipi di ETF

Gli ETF possono essere classificati in base al sottostante in:

Le famiglie di ETF per sottostante
TipoCosa contieneRischioA cosa serve
MonetariStrumenti del mercato monetario: titoli di Stato a breve, certificati di deposito, obbligazioni a breve termineBassoLiquidità, parcheggio a breve, alternativa al conto deposito
ObbligazionariObbligazioni a reddito fisso: governative, corporate, high yield, indicizzate all'inflazione, mercati emergentiMedio-bassoReddito costante, stabilità, bilanciare la parte azionaria
AzionariAzioni di società quotate, in genere su un indice (S&P 500, FTSE 100, MSCI World)Medio-altoCrescita del capitale, esposizione ai mercati azionari
MultiassetMix di più classi: azioni, obbligazioni ed eventualmente valuteVariabilePortafoglio «tutto-in-uno», diversificazione con un solo strumento
Valute / alternativiValute estere o strategie particolariAltoUsi specifici: copertura, esposizioni tattiche
Il rischio è indicativo e dipende dal singolo ETF: contano l'indice replicato, la valuta e la qualità della replica.

Gli ETF monetari

Investono principalmente in strumenti del mercato monetario (titoli di Stato a breve, certificati di deposito, obbligazioni a breve termine), noti per bassa volatilità e basso rischio di credito: un’alternativa a conti correnti e depositi a basso rendimento. Offrono più diversificazione di un singolo titolo e sono molto liquidi. Sono spesso usati come componente di portafoglio a basso rischio, per la liquidità o per spese a breve termine. Possono però perdere valore in caso di aumento dei tassi o di crisi del credito degli emittenti.

Gli ETF obbligazionari

Investono in obbligazioni a reddito fisso (titoli di Stato, bond societari, ecc.) per replicare un indice obbligazionario. Rispetto agli azionari offrono maggiore stabilità del capitale e un flusso di reddito costante tramite interessi periodici, e sono spesso usati per bilanciare il rischio azionario. Comportano comunque un rischio di perdita di capitale, perché le variazioni dei tassi influenzano il valore delle obbligazioni sottostanti. Si dividono principalmente in:

  • ETF obbligazionari aggregate.
  • Governativi: investono in titoli di Stato; basso rischio e basso rendimento.
  • Corporate: investono in obbligazioni di aziende private; rendimenti più elevati ma rischio maggiore.
  • Ad alto rendimento (high yield): emittenti con rating inferiore; rendimenti più alti ma maggiore rischio di default.
  • Indicizzati all’inflazione (inflation linked): rendimento legato all’inflazione, per proteggere il potere d’acquisto.
  • Dei mercati emergenti (emerging market): obbligazioni di Paesi in via di sviluppo; rendimenti potenzialmente più alti ma maggiore rischio per la volatilità delle economie emergenti.

Gli ETF azionari

Sono fondi negoziati in borsa che investono in un’ampia gamma di azioni di società quotate, per un’esposizione diversificata al mercato azionario con un unico strumento. Possono seguire un indice specifico (S&P 500, FTSE 100…) o investire in azioni con caratteristiche particolari. Offrono più diversificazione rispetto all’acquisto di singole azioni e costi in genere inferiori ai fondi attivi, ma il valore può fluttuare notevolmente secondo le condizioni di mercato.

Gli ETF Multiasset

Investono in una gamma diversificata di classi di attività (azioni, obbligazioni, valute), per fornire un’esposizione proporzionata alla tolleranza al rischio e, insieme, un flusso di reddito tramite la componente obbligazionaria. Possono essere costruiti in modo più conservativo o più aggressivo. Offrono maggiore diversificazione rispetto a un portafoglio mono-asset e la liquidità tipica degli ETF.

Gli ETP su valute e su strategie alternative

Gli ETF di valuta consentono agli investitori di investire in valute estere.

Altre classificazioni degli ETF

Gli ETF in base alla leva finanziaria

Gli ETF senza leva replicano l’andamento di un indice in modo proporzionale, senza amplificare i movimenti di mercato. Gli ETF a leva usano la leva finanziaria per amplificare l’esposizione: se l’indice sale dell’1%, un ETF a leva 2x può salire del 2% e uno 3x del 3%; il meccanismo funziona anche al contrario, amplificando le perdite. Comportano un rischio più elevato e sono adatti a investitori esperti e attivi.

Gli ETF long o short

L’ETF inverso o short («ribassista») aumenta di valore quando il prezzo dei sottostanti diminuisce: serve per coprirsi o per scommettere contro un indice o settore (se l’indice scende del 2%, l’ETF inverso sale del 2%). Comporta un rischio più elevato ed è usato spesso da investitori esperti o istituzionali. L’ETF long («rialzista») aumenta di valore quando il prezzo dei sottostanti sale, replicando un indice, un settore o un gruppo di titoli.

ETF passivi versus ETF attivi

Gli ETF passivi replicano semplicemente l’andamento di un indice (es. S&P 500), con basso costo e bassa attività di trading. Gli ETF attivi cercano di superare l’indice attraverso una selezione attiva delle attività, con gestori di portafoglio dedicati; tendono ad avere costi maggiori e una maggiore attività di trading.

Gli ETF smart beta o factor investing

Gli ETF smart beta cercano di superare gli indici tradizionali usando strategie basate su fattori specifici (capitalizzazione, prezzo/utili, volatilità, liquidità, crescita dei dividendi…). Introdotti dal 2006, sono diventati sempre più popolari. Alcune strategie tipiche:

  • Momentum: selezionare titoli che hanno mostrato di recente una buona performance.
  • Valore: selezionare titoli con prezzo basso rispetto al valore intrinseco.
  • Dividendi: selezionare titoli che pagano dividendi elevati.
  • Qualità: selezionare titoli di società con stabilità finanziaria, profitti solidi ed elevato rating di credito.

Sono considerati più attivi degli ETF tradizionali ma meno dei fondi gestiti attivamente: offrono la possibilità di superare gli indici senza le spese elevate dei fondi attivi.

Utilizzo degli ETF

Gli ETF possono essere utilizzati in molte strategie di investimento, dalle più semplici alle più complesse:

  • Diversificazione del portafoglio: con diversi ETF si ottiene esposizione a mercati, settori e classi di attività differenti, riducendo il rischio.
  • Strategia passiva: replicare un indice (es. S&P 500) per ottenere un rendimento simile al mercato con bassi costi.
  • Strategia attiva: selezionare ETF ritenuti sovraperformanti per battere il mercato; richiede più ricerca e attenzione ai costi.
  • Strategia tattica: sfruttare opportunità di mercato a breve termine acquistando o vendendo ETF in base a previsioni o condizioni economiche.
  • Strategia di copertura: ad esempio acquistare un ETF sull’oro per coprire il rischio inflazionistico.
  • Strategia core-satellite.
  • Investimento sociale e sostenibile: investire in aziende che rispettano criteri sociali e ambientali.

Gli investimenti ESG

L’SFDR (regolamento europeo sull’informativa di sostenibilità degli strumenti finanziari) richiede agli emittenti di classificare i prodotti di investimento in 3 categorie:

  • Articolo 6: prende in considerazione solo i potenziali rischi ESG;
  • Articolo 8: dovrebbe «promuovere» le caratteristiche ESG;
  • Articolo 9: stabilisce «obiettivi» ESG misurabili.
ETP ETFfondo: patrimonio separatose l'emittente fallisce,i titoli restano vostri ETCtitolo di debito su materie primeprotetto se garantitoda beni reali (es. oro fisico) ETNtitolo di debito su indicidipende dalla soliditàdell'emittente
La famiglia degli ETP: la domanda chiave è sempre «cosa possiedo davvero?»

In conclusione

Dietro nomi simili ci sono involucri molto diversi: l'ETF è un fondo con patrimonio separato, ETC ed ETN sono titoli di debito. Prima di comprare, la verifica è una sola: cosa possiedo davvero, e cosa succede se l'emittente fallisce? Con questa risposta chiara, gli ETP sono strumenti efficienti per costruire quasi ogni parte del portafoglio.

Domande frequenti

Gli ETC sull’oro sono sicuri?

Quelli garantiti da oro fisico depositato presso una banca custode offrono una protezione robusta: il metallo esiste ed è segregato. Verificate nel documento informativo che la replica sia “fisica” e non solo un contratto.

Perché esistono gli ETN se hanno più rischi?

Perché permettono di replicare esposizioni difficili da inserire in un fondo (valute, strategie particolari). Sono strumenti legittimi per usi specifici — l’importante è conoscerne la natura prima di usarli.

Come capisco se il mio strumento è un ETF o un ETN?

Dal documento informativo (KID) e dal nome completo dello strumento. In caso di dubbio, il codice ISIN cercato online chiarisce subito natura ed emittente.

Cosa significa “hedged” nel nome di un ETF?

Che lo strumento neutralizza le oscillazioni di cambio tra la valuta degli investimenti e l’euro. Utile quando non si vuole aggiungere rischio valutario (tipicamente sull’obbligazionario); ha un piccolo costo aggiuntivo, indicato nel KID.

Un ETC sull’oro equivale a possedere oro fisico?

Un ETC “fisico” è garantito da lingotti depositati presso una banca custode: economicamente ci si avvicina molto, con la comodità della borsa. Non avete però l’oro in mano: per chi desidera il possesso diretto, resta l’acquisto di monete o lingotti, con i relativi costi di custodia.

Fonti e riferimenti utili: Borsa Italiana — cos’è un ETF, ETN, ETC, analisi degli spread. Queste informazioni hanno scopo educativo e carattere generale: non costituiscono consulenza personalizzata. La situazione di ognuno è diversa — per decisioni concrete, verificate sempre il vostro caso specifico con un professionista.

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