In sintesi
- Consulenza indipendente e non indipendente sono categorie di legge: la differenza è chi paga il consulente.
- Il servizio si giudica su metodo, costi totali e trasparenza — non sulle promesse.
- Le domande giuste valgono con chiunque, noi compresi.
La consulenza finanziaria può riguardare diversi aspetti degli investimenti, come la definizione dell’asset allocation, la selezione degli strumenti, la valutazione dei rischi e la gestione del portafoglio.
Il processo di investimento
Le fasi principali
Il processo di investimento richiede una pianificazione attenta e una buona conoscenza del mercato finanziario, per identificare gli investimenti più appropriati a raggiungere i propri obiettivi.
- Identificazione degli obiettivi finanziari: definire gli obiettivi aiuta a scegliere la strategia più appropriata.
- Analisi della situazione finanziaria: esaminare la situazione attuale e l’orizzonte temporale per definire il livello di rischio sostenibile.
- Definizione della tolleranza al rischio: in base a situazione e obiettivi, per definire la strategia più adatta.
- Classificazione dell’universo investibile: per regione geografica, settore, capitalizzazione, rating creditizio, così da individuare le opportunità e costruire un portafoglio bilanciato.
- Asset Allocation Strategica: la suddivisione a lungo termine tra classi di asset (azioni, obbligazioni, monetario, immobili…), per creare un portafoglio equilibrato che ottimizzi il rendimento atteso in base al profilo di rischio.
- Asset Allocation Tattica: la modifica periodica dell’allocazione in base alle condizioni di mercato e alle previsioni, per sfruttare opportunità di breve termine e gestire il rischio.
- Selezione degli strumenti finanziari: scegliere gli strumenti più appropriati per implementare l’allocazione.
- Ribilanciamenti: regolare periodicamente l’allocazione per mantenerla in linea con quella originale.
- Risk management (monitoraggio, reporting): monitorare regolarmente il portafoglio per verificare che produca i risultati desiderati.
Le asset class
Le asset class sono categorie di investimento che rappresentano diverse classi di attività finanziarie. Le principali sono:
- Monetario: investimenti a breve termine, basso rischio e basso rendimento (depositi a breve, titoli di Stato a breve scadenza, fondi monetari).
- Obbligazionario: strumenti a reddito fisso emessi da governi, imprese e altre entità; rendimento predefinito ma soggetto a rischio di credito e di tasso.
- Azionario: azioni di società quotate; profitto da rivalutazione e dividendi, ma soggetto a rischio di mercato e volatilità.
- Materie prime: petrolio, gas, metalli preziosi, prodotti agricoli; diversificazione e copertura dall’inflazione.
- Oro: oro fisico o strumenti collegati; bene rifugio e assicurazione contro instabilità economica e svalutazione.
Le asset class hanno caratteristiche specifiche di rendimento e rischio: una selezione adeguata può aiutare a raggiungere gli obiettivi mantenendo un livello di rischio appropriato.
I tipi di rischio
Rischio di credito (o rischio emittente): la possibilità che una controparte non adempia agli obblighi di rimborso di interessi o capitale. È misurato dallo spread di credito, cioè la differenza tra il rendimento di un bond rischioso e quello di un bond senza rischio con scadenza simile.
Rischio di tasso di interesse: la possibilità che un aumento dei tassi porti a una diminuzione del valore delle obbligazioni a tasso fisso, perché gli investitori preferiscono le nuove emissioni con tassi più alti. In generale, maggiore è la durata dell’obbligazione, maggiore è il rischio di tasso.
La duration è una misura della sensibilità del prezzo di un’obbligazione (o di un portafoglio) alle variazioni dei tassi, espressa in anni. Maggiore è la duration, maggiore la sensibilità: un’obbligazione a 20 anni con duration di circa 10 anni, a fronte di un rialzo dei tassi dell’1%, perderebbe circa il 10%; una a 2 anni con duration di circa 2 anni perderebbe solo circa il 2%. È quindi un’importante misura del rischio di mercato.
Il rendimento a scadenza (Yield to Maturity, YTM) è il tasso di rendimento effettivo che si otterrebbe mantenendo lo strumento fino a scadenza, tenendo conto di tutti i flussi di cassa (cedole e restituzione del capitale). È spesso usato per valutare il valore relativo di diverse obbligazioni o ETF obbligazionari; assume il reinvestimento dei flussi allo stesso tasso ed è un’indicazione teorica.
Rischio di mercato: la possibilità che il valore di un’attività diminuisca a causa di fluttuazioni di mercato o eventi economici (tassi, cambio, normative, tendenze globali, eventi politici, prezzi delle materie prime, volatilità). Si gestisce con diversificazione, strumenti di copertura (futures, opzioni) e analisi del mercato.
Alcuni indicatori di rischio
Volatilità: misura della variazione del valore di un portafoglio nel tempo (deviazione standard della performance rispetto al rendimento medio). È influenzata dalla composizione, dalla volatilità degli asset e dalle loro correlazioni. È un indicatore importante del rischio a cui sono esposti gli investimenti.
Value at Risk (VaR): esprime la massima perdita attesa che un portafoglio o un asset potrebbe subire in un determinato intervallo di tempo, a un certo livello di confidenza. Ad esempio, un VaR del 5% a 1 giorno pari a 1.000€ significa che c’è una probabilità del 5% di subire una perdita di 1.000€ in un giorno. Ha alcune limitazioni, come la difficoltà di calcolo in situazioni di mercato estreme.
La selezione degli strumenti
Definita l’allocazione ottimale, occorre scegliere gli strumenti per implementarla. Considerazioni chiave:
- Liquidità: se si prevedono aggiustamenti tattici regolari, gli strumenti devono essere abbastanza liquidi da consentire operazioni rapide ed efficienti senza costi eccessivi.
- Diversificazione: anche all’interno delle classi di asset selezionate, per ridurre il rischio specifico.
- Costi: i costi di gestione erodono i rendimenti nel tempo; minimizzarli aiuta a massimizzare i rendimenti netti.
- Trasparenza e semplicità: strumenti trasparenti nella struttura e nel funzionamento riducono i rischi aggiuntivi e permettono di conoscere il portafoglio sottostante.
Scegliere strumenti passivi come gli ETF può aiutare a ridurre i costi di gestione, garantendo maggiore efficienza e un maggior potenziale di guadagno nel lungo termine. Approfondimenti sui prodotti: I fondi comuni di investimento, La previdenza complementare in Italia, Le assicurazioni sulla vita, Gli ETP.
Il ribilanciamento del portafoglio
È importante ribilanciare il portafoglio perché l’asset allocation originale può cambiare a causa delle fluttuazioni di mercato, portando a una diversificazione non più ottimale e a una maggiore esposizione ad alcuni rischi. Il ribilanciamento adegua la composizione per riallinearla alla distribuzione originale: si vendono gli asset che hanno superato le aspettative e si acquistano quelli che hanno sotto-performato. Può essere fatto a intervalli regolari o in risposta a eventi di mercato, e può servire anche per decisioni strategiche (aggiungere o rimuovere asset class) o per adattare il portafoglio a cambiamenti della situazione dell’investitore.
Il risk management del portafoglio
Gli investimenti comportano sempre un certo grado di incertezza e di rischio: un’adeguata gestione permette di limitare l’impatto delle perdite e preservare il capitale. Il processo si compone di più fasi:
- Identificazione del rischio: individuare i fattori che possono influire sul rendimento (volatilità, rischio di credito, di tasso, di cambio).
- Valutazione del rischio: analisi quantitativa e qualitativa per determinarne entità e conseguenze, definendo un limite massimo di esposizione per ogni fattore.
- Gestione del rischio: misure per limitare l’esposizione (diversificazione, strumenti di hedging, adeguamento dell’asset allocation), con monitoraggio costante.
Reportistica
La reportistica di portafoglio consente di avere una panoramica completa su posizione e performance degli investimenti: è un aspetto fondamentale della gestione del patrimonio, perché permette di prendere decisioni più informate e di valutare l’operato di consulenti e gestori. Una buona reportistica dovrebbe evidenziare:
- La scomposizione per asset class, per comprendere la diversificazione tra categorie di attività.
- La scomposizione per valuta, per capire l’esposizione alle diverse valute e il loro impatto.
- La scomposizione per sub asset class, per un’analisi più dettagliata.
- La scomposizione per strumento, per valutare i singoli titoli e la loro incidenza.
- Un’analisi della rischiosità (VaR, volatilità, shortfall, limiti di concentrazione).
- Il rendimento nel periodo, confrontato con un benchmark di riferimento.
In generale, una reportistica completa e accurata è essenziale per la gestione efficace degli investimenti e la mitigazione del rischio.
Domande frequenti
La consulenza finanziaria è solo per i grandi patrimoni?
No. Chiunque abbia risparmi da investire può trarne beneficio: anzi, per i patrimoni medi anche piccoli miglioramenti di costi ed efficienza fanno una differenza importante nel tempo.
Quanto costa un consulente finanziario?
Dipende dal modello: nella consulenza di banca il costo è incluso nei prodotti; nella consulenza autonoma si paga una parcella concordata prima. In entrambi i casi avete diritto di sapere quanto pagate — chiedetelo sempre.
Come verifico che un consulente sia abilitato?
Cercando il suo nome sul sito dell’OCF (organismocf.it), l’albo pubblico dei consulenti finanziari. È una verifica gratuita che richiede un minuto.
Ogni quanto va rivisto un portafoglio?
Una revisione approfondita almeno una volta l’anno, più un controllo quando cambia qualcosa di importante nella vostra vita (lavoro, famiglia, obiettivi) o dopo movimenti di mercato estremi. Più spesso di così, di solito, fa più male che bene: alimenta la tentazione di intervenire troppo.
Posso fidarmi dei consigli gratuiti online?
I contenuti educativi gratuiti sono spesso preziosi per capire i concetti. La consulenza vera però è personalizzata per definizione: ciò che è giusto per un altro può essere sbagliato per voi. Usate l’educazione online per fare domande migliori — non per sostituire le risposte su misura.
Riferimenti utili: OCF. Fonti e riferimenti utili: approfondimenti correlati su prodotti e costi. Queste informazioni hanno scopo educativo e carattere generale: non costituiscono consulenza personalizzata. La situazione di ognuno è diversa — per decisioni concrete, verificate sempre il vostro caso specifico con un professionista.