Home / Approfondimenti / Il rendiconto costi
Consulenza

Come leggere il rendiconto costi della vostra banca

Una volta l'anno la banca deve dirvi quanto avete pagato, in euro. È il documento più importante che ricevete — e il meno letto. Come si chiama, dove trovarlo, come leggerlo in dieci minuti.

ConsulenzaLettura 12 minAggiornato al 19 luglio 2026

Dal 2019, per effetto della direttiva europea MiFID II, ogni banca, rete o intermediario deve inviarvi una volta l'anno il rendiconto dei costi e degli oneri: quanto avete pagato per strumenti e servizi, espresso sia in percentuale sia — soprattutto — in euro. Arriva di solito tra febbraio e giugno, spesso in mezzo ad altre comunicazioni. Se non ricordate di averlo mai visto, è probabile che sia finito nel cassetto insieme al resto: cercatelo, o chiedetene copia. È un vostro diritto.

Come si chiama, e dove trovarlo

Prima difficoltà: ogni intermediario lo chiama a modo suo. «Informativa sui costi e oneri», «Rendicontazione ex post dei costi», «Comunicazione annuale MiFID», «Informativa ex post» — il contenuto obbligatorio è lo stesso, il nome cambia. Dove cercarlo: nell'area riservata del sito o dell'app, quasi sempre sotto «Documenti», «Comunicazioni» o «Archivio»; in alcune banche arriva per posta insieme all'estratto conto di fine anno o del primo trimestre. Se non lo trovate in dieci minuti, la strada più semplice è una richiesta scritta: «chiedo copia del rendiconto annuale dei costi e oneri ai sensi della normativa MiFID II». Devono fornirlo.

Perché è il documento più importante dell'anno

Perché i costi degli investimenti, in Italia, non arrivano quasi mai con una fattura: sono prelevati dentro i prodotti, giorno per giorno, invisibili nell'estratto conto. Il rendiconto è l'unico momento in cui la legge obbliga chi vi segue a mettere quel numero nero su bianco, in euro. Le analisi periodiche dell'ESMA sui costi dei prodotti retail europei mostrano che l'Italia è tra i mercati più costosi d'Europa per i fondi collocati: la probabilità che il vostro numero sia rilevante è alta.

Le voci da cercare

  • Costi degli strumenti finanziari — quanto costano i prodotti in sé: commissioni di gestione dei fondi, costi delle polizze, oneri correnti. È di solito la voce più pesante.
  • Costi dei servizi di investimento — quanto costa il servizio della banca: custodia, consulenza, negoziazione, eventuali commissioni di collocamento.
  • Pagamenti ricevuti da terzi (incentivi o retrocessioni) — la voce più istruttiva: quanto dei costi dei prodotti è tornato all'intermediario che ve li ha proposti. È scritto lì, per legge: è il dato che vi dice come è remunerato, in concreto, chi vi segue.
  • L'effetto dei costi sul rendimento — molti rendiconti includono un prospetto che mostra quanto i costi hanno ridotto il risultato. Se manca, il conto si fa comunque: costi totali diviso patrimonio medio.

Un esempio commentato

Immaginate un portafoglio da 500.000 euro, investito in fondi comuni e una polizza, e un rendiconto che riporta: costi degli strumenti 9.200 € · costi dei servizi 1.400 € · di cui incentivi ricevuti da terzi 6.100 €. Lettura in tre righe: state pagando 10.600 € l'anno, pari a circa il 2,1% del patrimonio — ogni anno, con qualunque mercato; di questi, 6.100 € non remunerano chi produce gli strumenti ma chi ve li ha collocati; e perché il portafoglio vi lasci un rendimento reale, i mercati devono rendere oltre il 2% prima ancora di battere l'inflazione. Nessuna di queste tre righe è visibile senza il rendiconto. (I numeri sono illustrativi: servono a mostrare il metodo di lettura, non una previsione.)

Le tre domande da farsi davanti al rendiconto

  • Quanto ho pagato in euro, tutto compreso? Non la singola voce: la somma. E quanto è in percentuale del patrimonio?
  • Quanto è tornato a chi mi consiglia? La voce incentivi/retrocessioni fotografa gli incentivi del vostro interlocutore: è un dato di fatto, non un'accusa — e conoscere gli incentivi aiuta a pesare i consigli.
  • Cosa ho ricevuto in cambio? Il portafoglio ha battuto un semplice indice di mercato, al netto di questi costi? Su tre, cinque, dieci anni?

«Il mio consulente dice che è tutto incluso»

È vero: è tutto incluso — nei prodotti. Per questo il servizio sembra gratuito. Il rendiconto mostra che gratuito non è: i costi ci sono, sono ricorrenti e in parte remunerano la distribuzione. Non è uno scandalo — è il modello prevalente in Italia — ma è un modello che va conosciuto per poterlo confrontare con le alternative: l'impatto dei costi sui rendimenti composto su 15-20 anni è la cifra più grande che pagherete nella vostra vita da investitori, e quasi nessuno la conosce.

Cosa fare dopo averlo letto

Avete tre possibilità, dalla più semplice alla più utile.

1. Conservatelo, e segnatevi la cifra totale. L'anno prossimo, quando arriverà il nuovo rendiconto, saprete subito se i costi sono saliti o scesi.

2. Portatelo al vostro referente in banca. Con il documento davanti, la conversazione cambia: «Questi sono i costi dell'anno scorso: cosa si può ridurre?». Nessun altro documento vi dà la stessa forza.

3. Fatelo leggere a qualcuno che non ha nulla da vendervi. Nel nostro check-up gratuito del portafoglio la lettura del rendiconto è compresa: vi diciamo quanto avete pagato davvero, voce per voce, e come si confronta con le alternative più efficienti — insieme al resto della diagnosi.

È appena arrivato? I dieci minuti che contano

Se avete il documento davanti adesso: cercate la riga del totale in euro (di solito in prima pagina o nella tabella riassuntiva) · dividetela per il patrimonio: sopra l'1,5% siete nella metà cara del mercato, sopra il 2% è il momento di farsi domande · cercate la voce «incentivi ricevuti da terzi» e segnatevela · confrontate col rendiconto dell'anno scorso, se lo trovate: la direzione conta quanto il livello. Dieci minuti, quattro numeri: sapete già più della maggioranza degli investitori italiani.

Domande frequenti

La banca è obbligata a mandarmelo?

Sì: la rendicontazione annuale ex post dei costi e oneri è un obbligo della normativa MiFID II per tutti gli intermediari, dal 2019. Se non lo trovate, potete chiederne copia: devono fornirla.

Quando arriva?

In genere tra febbraio e giugno, riferito all'anno precedente. Il formato e il canale variano: area riservata, posta, PDF allegato ad altre comunicazioni.

Vale anche per polizze e gestioni patrimoniali?

La rendicontazione MiFID copre strumenti e servizi di investimento; le polizze d'investimento (IBIP) hanno una disciplina propria con obblighi informativi analoghi. Nel dubbio, chiedete il costo totale annuo in euro di ogni posizione: la domanda è sempre legittima.

Cosa sono gli «incentivi ricevuti da terzi»?

Sono le retrocessioni: la parte delle commissioni dei prodotti che il produttore (per esempio la casa di gestione di un fondo) riconosce all'intermediario che li distribuisce. Sono legali e vanno dichiarate — ed è la voce che spiega come è remunerata la filiera.

Il mio rendiconto dice 1% complessivo: è tanto o poco?

Dipende da cosa ricevete in cambio e da come è investito il patrimonio. Come riferimento: un portafoglio globale in ETF costa oggi intorno allo 0,2-0,3% di soli strumenti; la differenza rispetto al vostro numero è il costo di servizi e distribuzione, e va giudicata sul valore che produce.

Posso farlo leggere a qualcuno di indipendente?

Sì, ed è l'uso migliore del documento: nel check-up gratuito la lettura del rendiconto è compresa. Bastano il PDF e mezz'ora.

Fonti: direttiva 2014/65/UE (MiFID II) e normativa attuativa; ESMA, Market Report on Costs and Performance of EU Retail Investment Products. Queste informazioni hanno scopo educativo e carattere generale e non costituiscono consulenza personalizzata. L'esempio numerico è illustrativo.

Il primo passo

Quanto pagate davvero? Verifichiamolo insieme.

Trenta minuti gratuiti, riservati e senza impegno — con il vostro rendiconto sul tavolo.

Prenotate la verifica gratuita oppure scrivete a info@acadvisor.eu