Dal 2019, per effetto della direttiva europea MiFID II, ogni banca, rete o intermediario deve inviarvi una volta l'anno il rendiconto dei costi e degli oneri: quanto avete pagato per strumenti e servizi, espresso sia in percentuale sia — soprattutto — in euro. Arriva di solito entro il 30 aprile, spesso in mezzo ad altre comunicazioni. Se non ricordate di averlo mai visto, è probabile che sia finito nel cassetto insieme al resto: cercatelo, o chiedetene copia. È un vostro diritto.
Come si chiama, e dove trovarlo
Prima difficoltà: ogni intermediario lo chiama a modo suo. «Informativa sui costi e oneri», «Rendicontazione ex post dei costi», «Comunicazione annuale MiFID», «Informativa ex post» — il contenuto obbligatorio è lo stesso, il nome cambia. Dove cercarlo: nell'area riservata del sito o dell'app, quasi sempre sotto «Documenti», «Comunicazioni» o «Archivio»; in alcune banche arriva per posta insieme all'estratto conto di fine anno o del primo trimestre. Se non lo trovate in dieci minuti, la strada più semplice è una richiesta scritta: «chiedo copia del rendiconto annuale dei costi e oneri ai sensi della normativa MiFID II». Devono fornirlo.
Perché è il documento più importante dell'anno
Perché i costi degli investimenti, in Italia, non arrivano quasi mai con una fattura: sono prelevati dentro i prodotti, giorno per giorno, invisibili nell'estratto conto. Il rendiconto è l'unico momento in cui la legge obbliga chi vi segue a mettere quel numero nero su bianco, in euro. Le analisi periodiche dell'ESMA sui costi dei prodotti retail europei mostrano che l'Italia è tra i mercati più costosi d'Europa per i fondi collocati: la probabilità che il vostro numero sia rilevante è alta.
Le voci da cercare
- Costi degli strumenti finanziari — quanto costano i prodotti in sé: commissioni di gestione dei fondi, costi delle polizze, oneri correnti. È di solito la voce più pesante.
- Costi dei servizi di investimento — quanto costa il servizio della banca: custodia, consulenza, negoziazione, eventuali commissioni di collocamento.
- Pagamenti ricevuti da terzi (incentivi o retrocessioni) — la voce più istruttiva: quanto dei costi dei prodotti è tornato all'intermediario che ve li ha proposti. È scritto lì, per legge: è il dato che vi dice come è remunerato, in concreto, chi vi segue.
- L'effetto dei costi sul rendimento — molti rendiconti includono un prospetto che mostra quanto i costi hanno ridotto il risultato. Se manca, il conto si fa comunque: costi totali diviso patrimonio medio.
Quanto è troppo? La nostra griglia di lettura
Il rendiconto riporta il costo complessivo anche in percentuale: è il numero da confrontare con questa tabella. Se trovate solo la cifra in euro, dividetela per il patrimonio medio dell'anno.
| Costo complessivo annuo | Livello | Il passo consigliato | Su 500.000 € | Su 1 milione |
|---|---|---|---|---|
| fino all'1,00% | Accettabile | Verificate ogni anno che resti su questo livello. | fino a 5.000 € | fino a 10.000 € |
| 1,01% – 1,60% | Medio | Vale la pena approfondire. | fino a 8.000 € | fino a 16.000 € |
| 1,61% – 2,10% | Alto | Chiedete un'alternativa più economica e valutate un secondo parere. | fino a 10.500 € | fino a 21.000 € |
| oltre il 2,10% | Molto alto | Conviene rivedere l'impostazione, anche valutando un altro intermediario. | oltre 10.500 € | oltre 21.000 € |
Verificate ogni anno che resti su questo livello.
Vale la pena approfondire.
Chiedete un'alternativa più economica e valutate un secondo parere.
Conviene rivedere l'impostazione, anche valutando un altro intermediario.
Soglie di AC Advisor, frutto della nostra esperienza professionale: non sono limiti fissati dalla legge e non sono una media di mercato. «Accettabile» vuol dire il livello di costo che riteniamo accettabile noi. Si riferiscono ai costi ricorrenti di un portafoglio finanziario, strumenti e servizi insieme.
Prima di confrontare il vostro numero, tre controlli
- L'anno in cui siete entrati. Le commissioni pagate una volta sola, all'acquisto di un prodotto, alzano la percentuale di quell'anno: tenetele da parte. Se però ogni anno vi propongono prodotti nuovi e le pagate di nuovo, non sono più «una tantum»: sono costi ricorrenti.
- Le polizze. Le polizze d'investimento possono avere un rendiconto a parte. Se è così, sommate i loro costi al totale: altrimenti il numero è più basso del vero.
- Gli incentivi non si aggiungono. La voce «incentivi ricevuti da terzi» è già compresa nei costi: serve a capire a chi vanno, non va sommata una seconda volta.
Un esempio commentato
Immaginate un portafoglio da 500.000 euro, investito in fondi comuni e una polizza, e un rendiconto che riporta: costi degli strumenti 9.200 € · costi dei servizi 1.400 € · di cui incentivi ricevuti da terzi 6.100 €. Lettura in tre righe: state pagando 10.600 € l'anno, pari a circa il 2,1% del patrimonio — ogni anno, con qualunque mercato; di questi, 6.100 € non remunerano chi produce gli strumenti ma chi ve li ha collocati; e perché il portafoglio vi lasci un rendimento reale, i mercati devono rendere oltre il 2% prima ancora di battere l'inflazione. Nessuna di queste tre righe è visibile senza il rendiconto. Nella griglia qui sopra, 10.600 € su 500.000 € fanno il 2,12%: livello molto alto. (I numeri sono illustrativi: servono a mostrare il metodo di lettura, non una previsione.)
Le tre domande da farsi davanti al rendiconto
- Quanto ho pagato in euro, tutto compreso? Non la singola voce: la somma. E quanto è in percentuale del patrimonio?
- Quanto è tornato a chi mi consiglia? La voce incentivi/retrocessioni fotografa gli incentivi del vostro interlocutore: è un dato di fatto, non un'accusa — e conoscere gli incentivi aiuta a pesare i consigli.
- Cosa ho ricevuto in cambio? Quali servizi concreti (pianificazione, report, fiscalità, passaggio generazionale) corrispondono a questa cifra?
«Il mio consulente dice che è tutto incluso»
È vero: è tutto incluso — nei prodotti. Per questo il servizio sembra gratuito. Il rendiconto mostra che gratuito non è: i costi ci sono, sono ricorrenti e in parte remunerano la distribuzione. Non è uno scandalo — è il modello prevalente in Italia — ma è un modello che va conosciuto per poterlo confrontare con le alternative: l'impatto dei costi sui rendimenti composto su 15-20 anni è la cifra più grande che pagherete nella vostra vita da investitori, e quasi nessuno la conosce.
Cosa fare dopo averlo letto
Avete tre possibilità, dalla più semplice alla più utile.
1. Conservatelo, e segnatevi la cifra totale. L'anno prossimo, quando arriverà il nuovo rendiconto, saprete subito se i costi sono saliti o scesi.
2. Portatelo al vostro referente in banca. Con il documento davanti, la conversazione cambia: «Questi sono i costi dell'anno scorso: cosa si può ridurre?». Nessun altro documento vi dà la stessa forza.
3. Fatelo leggere a qualcuno che non ha nulla da vendervi. Nel nostro check-up gratuito del portafoglio la lettura del rendiconto è compresa: vi diciamo quanto avete pagato davvero, voce per voce, e come si confronta con le alternative più efficienti — insieme al resto della diagnosi.
È appena arrivato? I dieci minuti che contano
Se avete il documento davanti adesso: cercate la riga del totale in euro (di solito in prima pagina o nella tabella riassuntiva) · dividetela per il patrimonio e confrontate il risultato con la tabella qui sopra: sopra l'1,60% chiedete il dettaglio, sopra il 2,10% conviene rivedere l'impostazione · cercate la voce «incentivi ricevuti da terzi» e segnatevela · confrontate col rendiconto dell'anno scorso, se lo trovate: la direzione conta quanto il livello. Dieci minuti, quattro numeri: sapete già più della maggioranza degli investitori italiani.
Domande frequenti
Quanto è troppo, in percentuale?
Nella nostra griglia: fino all'1% il livello è accettabile; tra l'1% e l'1,60% è medio e vale la pena approfondire; tra l'1,60% e il 2,10% è alto e conviene chiedere un'alternativa più economica; oltre il 2,10% è molto alto e conviene rivedere l'impostazione, anche valutando un altro intermediario. Sono soglie professionali di AC Advisor, non limiti di legge.
La banca è obbligata a mandarmelo?
Sì: la rendicontazione annuale ex post dei costi e oneri è un obbligo della normativa MiFID II per tutti gli intermediari, dal 2019. Se non lo trovate, potete chiederne copia: devono fornirla.
Quando arriva?
In genere entro il 30 aprile, riferito all'anno precedente. Il formato e il canale variano: area riservata, posta, PDF allegato ad altre comunicazioni.
Vale anche per polizze e gestioni patrimoniali?
La rendicontazione MiFID copre strumenti e servizi di investimento; le polizze d'investimento (IBIP) hanno una disciplina propria con obblighi informativi analoghi. Nel dubbio, chiedete il costo totale annuo in euro di ogni posizione: la domanda è sempre legittima.
Cosa sono gli «incentivi ricevuti da terzi»?
Sono le retrocessioni: la parte delle commissioni dei prodotti che il produttore (per esempio la casa di gestione di un fondo) riconosce all'intermediario che li distribuisce. Sono legali e vanno dichiarate — ed è la voce che spiega come è remunerata la filiera.
Il mio rendiconto dice 1% complessivo: è tanto o poco?
Nella nostra griglia l'1% è il limite del livello accettabile, se in cambio ricevete un servizio completo. Come riferimento: un portafoglio globale in ETF costa oggi intorno allo 0,2-0,3% di soli strumenti; la differenza rispetto al vostro numero è il costo di servizi e distribuzione, e va giudicata sul valore che produce.
Posso farlo leggere a qualcuno di indipendente?
Sì, ed è l'uso migliore del documento: nel check-up gratuito la lettura del rendiconto è compresa. Bastano il PDF e mezz'ora.
Fonti: direttiva 2014/65/UE (MiFID II) e normativa attuativa; ESMA, Market Report on Costs and Performance of EU Retail Investment Products. Queste informazioni hanno scopo educativo e carattere generale e non costituiscono consulenza personalizzata. L'esempio numerico è illustrativo.